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Difesa personale L'importanza dei fattore esterni seconda parte

 

Di seguito la seconda parte dell'articolo 'Difesa personale L'importanza dei fattori esterni' potete vedere la prima parte di questo articolo qui

Il nostro stato

Qui c’è da fare una distinzione tra quello che è il nostro stato fisico, e quello che è il nostro stato psicologico; per quanto riguarda lo stato fisico cominciamo col dire che ogni giorno è diverso dall’altro, ci sono i momenti in cui siamo pieni di energie e quelli in cui ci sentiamo ‘spenti’, ci sono i giorni in cui scoppiamo di salute e quelli in cui abbiamo qualche acciacco, questo potrebbe avere il suo peso sull’esito dello scontro, anche se normalmente l’adrenalina che produciamo in una situazione di tensione ci consente di appianare la situazione per un breve periodo.

 

Quello che più conta invece è il nostro stato psicologico, innanzi tutto va detto che la paura non solo non è dannosa, ma è NECESSARIA; il coraggio è la capacità di superare le nostre paure, senza la paura non siamo coraggiosi, siamo incoscienti ….. e l’incoscienza spesso porta a fare gravi errori; quello che però va evitato è di consentire alla paura di pietrificarci, di impedirci di reagire, dobbiamo mantenere la calma, rallentare i pensieri e lasciare che il nostro corpo si muova in automatico, come ha imparato a fare in palestra, è a questo che serve ripetere all’infinito lo stesso movimento, in modo che diventi istintivo.

Lo stato dell’aggressore

Anche qui ce da distinguere tra stato fisico e stato emotivo, per quanto riguarda lo stato fisico, sembra scontato dire che la corporatura dell’avversario ha una sua importanza, ma in realtà non è così scontato se consideriamo che spesso in palestra impariamo delle tecniche con la convinzione che siano efficaci contro chiunque, dobbiamo invece cominciare a pensare che la fisicità dell’avversario cambia il suo attacco e di conseguenza la nostra risposta, facciamo solo un piccolo esempio, supponiamo che il nostro avversario ci attacchi con un semplice pugno al volto:

  • se è più basso di noi lo farà lanciando il braccio dal basso verso l’alto …. Quindi scoprendo il fianco
  • se è più alto di noi il suo movimento sarà dall’alto verso il basso, quindi tendo ben coperto il fianco, ma anche proiettando la sua forza verso il basso …. Offrendoci l’occasione di tirarlo verso il terreno.

Veniamo adesso allo stato emotivo, a questo fattore è strettamente legato il suo modo di combattere (a meno che non si tratti di un esperto del combattimento), più è arrabbiato e più si scaglierà contro di noi con violenza ma anche mancanza di coordinazione, e questo vuol dire che, se sapremo mantenere la calma, sarà molto facile controllarlo, paradossalmente possiamo dire che per un buon praticante di arti marziali l’avversario ideale è uno molto grosso e molto adirato, perché è prevedibile e quindi facilmente controllabile.

Questi che abbiamo riportato sono solo alcuni aspetti di cui nelle palestre raramente si parla, ma che rappresentano forse il lato più importante dell’autodifesa, imparare una parate o una proiezione è giustissimo, ma non ha senso se non si capiscono i principi che rendono quella tecnica efficace, imparare a difendersi assimilando meccanicamente quante più tecniche possibili equivale a voler imparare a parlare imparando a memoria tutte le possibili frasi, senza preoccuparsi delle singole parole e della grammatica, sarebbe una cosa stupida, perché le frasi sono infinite e prima o poi capiterà l’occasione in cui noi non abbiamo studiato la frase adatta, se invece impariamo le parole e la grammatica saremo sempre in grado di costruire noi la giusta frase per ogni circostanza.

Nello stesso modo se impariamo le basi (pugni, calci, parate ecc..) e i concetti che stanno dietro all’efficacia di una tecnica saremo in grado di creare ad hoc la risposta più efficace ad ogni occasione, senza dover sperare che il nostro avversario sia così gentile, da tirarci il pugno proprio con la stessa angolazione che ci hanno fatto vedere in palestra, e possibilmente dopo si fermi a guardarci mentre cerchiamo di ricordarci a quanti gradi dovevamo ruotare il piede.