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Jeet Kune Do

Usa nessun metodo come metodo, per avere nessun limite come limite.

Questo è quello che Sifu Bruce Lee ha cercato di trasmettere durante la sua vita, quello che voleva  farci capire era che l'arte marziale non la si più insegnare, la si può solo imparare, nel senso che come qualsiasi Arte non la si può copiare dai propri Maestri, altrimenti saremmo solo dei falsari che riproducono opere originali già fatte da altri, un Arte la si apprende nei suoi concetti bese e poi la si deve sviluppare e adattare all'Artista.

Per questo definire il Jeet Kune Do un metodo non solo è una cosa priva di senso, ma è come dare una pugnalata alla memoria di Bruce Lee, perchè quello che lui voleva far capire era proprio che non bisogna ingabbiarsi in metodi preconfezionati, perché per quanto un metodo sia confezionato bene è comunque la confezione di qualcun'altro e noi invece dobbiamo costruirci da soli la nostra confezione.


In realtà è proprio sbagliato “de-finire” in qualsiasi modo il Jeet Kune Do,perchè il concetto stesso di definizione prevede dei limiti, già il fatto di darle un nome è un errore, Lee diceva infatti “Ricorda che Jeet Kune Do è solo un nome usato, uno specchio nel quale vedere noi stessi.”, possiamo dire che il JKD è in definitiva una serie di linee guida che consentono al praticante di costruire il proprio personale metodo, che sarà unico e irripetibile.

 

Semplicità

Una tecnica per essere efficace deve essere semplice, non ci deve essere nulla di artificiale, il corpo si deve muovere in maniera totalmente naturale, e come si raggiunge questo? Semplice, osservando se stessi e evitando di copiare gli altri, ciascuno di noi ha una fisicità completamente diversa da quella di chiunque altro, e delle caratteristiche biomeccaniche uniche, lo si può notare tutti i giorni in palestra, un movimento che per un praticante è semplicissimo per un altro può risultare impossibile, e viceversa, ma spesso questo non viene capito dagli istruttori che si incaponiscono nel voler insegnare a tutti la stessa cosa, e pretendono che tutti la capiscano nello stesso identico modo, dobbiamo iniziare a capire che il JKD è anche lo studio del nostro corpo, per individuare e sviluppare meglio ciò che per noi è “semplice” e scartare ciò che è “difficile”.

Adattabilità

Essere come l'acqua, privi di forma, dopo che abbiamo imparato a conoscere il nostro corpo e sopratutto a muoverlo in maniera fluida, senza scatti, dobbiamo capire che proprio perché gli esseri umani sono unici e irripetibili, anche le situazioni sono uniche e irripetibili, non possiamo prevedere le mosse di un avversario, e non possiamo nemmeno allenarci a contrastare tutte le tecniche possibili, perché sono potenzialmente infinite (in molte scuole addirittura si numerano le tecniche riducendole a qualche decina, è una cosa ridicola) quindi l'unica cosa che possiamo fare è sviluppare l'adattabilità ovvero a capacità di reagire istantaneamente (che non vuol dire in un tempo veloce, ma nello stesso momento) ASSECONDANDO l'attacco e non contrastandolo. Quando siete al mare provate a infilare dolcemente una mano dentro l'acqua, non avvertirete nessuna resistenza, poi provate a colpire con violenza l'acqua, li iniziate a sentire la sua “forza”, poi provate a lanciarvi  anche solo da un paio di metri cadendo di piatto in acqua (ovviamente questo non fatelo, fidatevi sulla parola) il dolore sarà enorme, eppure è la stessa acqua che non ha opposto nessuna resistenza quando ci abbiamo infilato la mano.

Economia di movimento

Questo concetto è strettamente legato a quello precedente, se facciamo fatica a respingere gli attacchi dell'avversario vuol dire che non ci stiamo realmente adattando, e presto o tardi finiremo con lo stancarci, l'acqua non si “stanca” perché di suo non effettua nessuna azione, nell'esempio di prima l'acqua ha un ruolo assolutamente passivo (non a caso l'acuqa è un elemento yin), l'energia che sviluppa (quella che ci fa sentire il dolore nella spanciata) non è sua, è nostra, lei si lascia solo comprimere, e comprimendosi rivolta la nostra energia verso di noi, più abbiamo colpito forte, più male sentiremo, economicità di movimento in un combattimento vuol dire non opporre forza alla forza dell'avversario, ma occuparsi esclusivamente di direzionare la sua forza in modo che non investa noi ma lui.